Castellazzo
Bormida
libero comune dal 1106
Castellazzo Bormida è un paese situato in provincia
di Alessandria,
circa 10 Km a Sud del capoluogo di Provincia (clicca qui
per vedere la cartina).
Il paese sorge in una fertile pianura attraversata dal fiume
Bormida
e dal torrente Orba;
il suo territorio si estende per circa 4.520 ettari a 103 metri sul
livello del mare. E' abitato da circa 4.400 persone.
Molto sviluppate sono le coltivazioni agricole soprattutto di cereali,
viti, frutta, ortaggi e foraggio. La produzione di ortaggi è
aumentata negli ultimi anni grazie a piccole industrie alimentari. Prodotto
tipico di Castellazzo è la barbabietola
rossa che è presente sui mercati di buona parte d'Italia.
Non manca l'allevamento.
Il settore industriale è presente grazie all'industria alimentare,
metalmeccanica, della gomma e del legno.
Le origini di Castellazzo sono antichissime. Congetture e leggende
la vogliono fondata dagli antichi Liguri Stazielli che (217 a. C.),
abbandonati i loro monti avari, si erano spinti in terre più
fertili.
Il primo documento a fare il
nome di Castellazzo (fino al 1498 Gamondio)
è datato 937: qui compare
come corte
regia (curtis regia) cioè
come proprietà della corona. Tale documento si riferisce alla
donazione da parte degli imperatori Ugo e Lotario in favore della regina
Berta di alcune corti regie fra cui proprio quella di Gamondio. Questo
lascia pensare che il paese sia di fondazione longobarda perché
furono proprio i longobardi
a invadere la zona dopo la caduta
dell'Impero Romano d'Occidente.
Secondo il monaco Jacob da Acqui, come risulta dal suo "Cronicon
imaginis mundi" scritto nel 1320 circa, a Gamondio passò
addirittura Carlo
Magno che ordinò di costruire molte chiese e di
restaurare alcune di quelle esistenti.
In realtà vi sono notizie di insediamenti precedenti che risalgono
addirittura all'età del bronzo (1500 a. C. circa).
Secondo alcuni, però, in precedenza Castellazzo (allora chiamata
Caristo) è stato fondato dai Greci.
Successivamente fu sotto la dominazione
romana durante la quale assunse il nome Gamondio. Da questo
momento Gamondio conobbe una fase molto florida almeno fino al 404 d.c.
quando Alarico,
re dei Goti,
invase i territori italici inaugurando un lungo periodo di invasioni
ad opera di Visigoti,
Vandali,
Unni
e poi i Longobardi.
Algli ultimi invasori si sostituirono poi i Franchi,
chiamati dal Papa,
che regnarono per oltre due secoli.
Nel corso del XII secolo Gamondio conobbe un grande sviluppo e conseguì
una propria autonomia comunale (un
documento datato 1106 cita per la prima volta Gamondio quale libero
comune). Raggiunse una notevole floridezza economica che era
legata anche ad un trattato stipulato nel 1146 con la Repubblica
di Genova, che cercava proprio nella pianura cispadana
nuovi sbocchi commerciali.
Non ci sono molte notizie sul nucleo urbano dell'epoca ma si conosce
un atto del 1152 con il quale Manfredo e Guglielmo dei Marchesi
del Bosco donarono al paese le terre in loro possesso eccettuati
Pecetto, Ponzano e Bosco.
Nel 1155 le milizie di Gamondio si allearono con l'imperatore Federico
I detto il Barbarossa e parteciparono all'assedio
di Milano del 1158.
Un passo importante per la storia castellazzese è legato alla
fondazione di Alessandria: com'è ormai dimostrato, Gamondio
giocò un ruolo importante nella costituzione, nel 1168, di Alessandria
chiamata, precedentemente, Cesarea e Civitas Nova.
Si tratta di un evento che determinò la storia successiva del
paese: da questo momento, infatti, cominciò a perdere importanza
in favore della neonata città fondata in onore di Papa
Alessandro III.
Sembra che in questo periodo a Gamondio vi fossero almeno 17 chiese
alcune delle quali riprodotte nella città di Alessandria tanto
che un quartiere di questa era chiamato proprio Gamondio. Da questo
momento, il toponimo Gamondio fu usato per indicare indifferentemente
il quartiere della nuova città in costruzione e il comune di
Castellazzo.
Il nome odierno cominciò
ad affermarsi nel XIV secolo quando con Gamondio si cominciava
ad indicare solo più il quartiere alessandrino che il borgo al
quale veniva attribuito il nome di Castellacium: un nome che
deriva, probabilmente, dalle rovine di fortificazioni presenti in paese.
Dopo alcuni anni di rapporti di tensione con la nuova città,
fu fondato il Contado di Alessandria (una sorta di consorzio amministrativo-commerciale)
del quale Castellazzo rimase esponente principale fino all'estinzione
avvenuta nel Settecento.
A partire dal XIV secolo Castellazzo appartenne a diversi feudi:
- dal 1348 al 1447 fu dei Visconti:
in questo periodo i gamondiesi respinsero gli attacchi del Conte
d'Armagnac (inviato dal re di Francia nel 1391) e di Facino
Cane (1403);
- dal 1448 passò agli Sforza:
prima Francesco
Sforza (fino al 1466) e poi il figlio Galeazzo
Maria; dopo l'assassinio di quest'ultimo successe il figlio
ancora bambino Giovanni Galeazzo il quale venne sostittuito da Ludovico
il Moro; in questo periodo (nel 1482) Gamondio fu devastato
da un'inondazione e successivamente ricostruito con nuove cinta murarie
attorno al Castello che contava ben 12 torri: proprio in questo momento
il nome del paese cambiò in Castellazzo;
- nel 1531 il marchese del Vasto e di Pescara Alfonso
d'Avalos fu investito del feudo
che rimase in mano ai suoi discendenti fino al 1653.
A seguito di questi passaggi feudali, Castellazzo, grazie al trattato
di Utrecht del 1713, passò definitivamente alla
casa
Savoia anche se già fin dal 1703 vi apparteneva
di fatto sulla base di trattative avvenute fra Vittorio
Amedeo II e l'Austria.
Durante il periodo napoleonico Castellazzo, dopo una fase di pace e
floridezza, ripiombò in una situazione disagiata a causa di invasioni,
saccheggi, ecc. Dopo la caduta di Napoleone
Bonaparte il paese ritornò nelle mani dei Savoia
e, a questo punto, ebbe inizio il Risorgimento.
Nel 1863 assunse la denominazione attuale con Regio
decreto.
Presente nelle lotte risorgimentali e nelle guerre mondiali, Castellazzo,
durante la Resistenza
fu un'autentica cittadella della libertà.
Castellazzo vanta tre Santi: San
Ugo Canefri, San
Paolo della Croce e Santo Gregorio Maria Grassi, Vescovo
missionario martire in Cina nel 1900. Ha dato pure i natali al pittore
Nebbia, al musicista Giacomo Panizza e, se la leggenda è vera,
a Emanuele Boidi e Gagliaudo
Aularo.
Edifici e monumenti di interesse storico e religioso
Del passato guerresco restano:Il Palazzo Comunale (foto da Comune di Castellazzo Bormida) è un altro edificio castellazzese molto interessante. La sua costruzione risale all'ultima parte del XIX secolo. E' situato nel centro storico del paese e oggi ospita gli uffici e la sala consiliare del Comune di Castellazzo Bormida.
Del passato religioso, di grande interesse artistico, restano le chiese e quelle degne di ricordo sono: